Biografia
Dicono di me
In mostra dipinti che insistono molto sul colore e che manifestano una personalità complessa, sofisticata, a volte inquieta, quasi a voler immergere l’osservatore in un ritmo psicologico.
Benedetta Dorinzi (Roma, 1997) è un'artista contemporanea italiana il cui lavoro si colloca nell'ambito dell'arte post-astratta. La sua ricerca pittorica nasce dall'incontro tra la tradizione dell'incisione e la pittura contemporanea, e ha dato vita a un linguaggio personale caratterizzato dal grattage, realizzato con il bisturi.
Dopo essersi diplomata al Liceo Artistico F. Orioli di Viterbo, indirizzo grafico pubblicitario, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove nel 2022 consegue il diploma in Grafica d'Arte specializzandosi nelle tecniche incisorie. Durante il percorso accademico comprende che il linguaggio dell'incisione può superare i limiti della lastra metallica e trovare una nuova espressione sulla tela. Da questa intuizione nasce una tecnica distintiva che unisce pittura e incisione, creando superfici ricche di materia, luce e segno.
Terminati gli studi, avvia un'intensa attività espositiva, partecipando a mostre e rassegne d'arte contemporanea in tutta Italia. Collabora con realtà culturali come ACAS Tuscania, il MAC – Museo d'Arte Contemporanea di Campagnano di Roma, Spazio Mimesis di Roma e la Fondazione Medicea di Firenze, con il sostegno di Michele Coppola, Andrea Cerqua e Barbara Galati nella loro attività poliedrica in Tracciati D’arte, Laura Nori, del critico d'arte Roberto Litta e critica e curatrice d’arte Nicoletta Rossotti.
La formazione in grafica pubblicitaria, iniziata al liceo e approfondita poi con lo studio del graphic design e delle tecniche grafiche e incisorie, continua a influenzare la costruzione visiva delle sue opere e il rapporto tra composizione, equilibrio e comunicazione.
Breve Biografia
Nata a Roma nel 1997, Benedetta Dorinzi cresce in una famiglia profondamente legata al mondo dell'arte e sviluppa fin dall'infanzia una forte passione per il disegno e la pittura.
Il nonno paterno, Fiorindo Dorinzi, conosciuto artisticamente come Zeffirino, appartenne alla Scuola Romana degli anni Settanta ed entrò in contatto (grazie alla sua bottega situata a via del Babuino) con l'ambiente artistico vicino a Corrado Cagli e con alcuni protagonisti della scena romana, tra cui persone vicine e a Mario Schifano. Il padre, Massimiliano Dorinzi, è restauratore di mobili antichi e pittore non che all’occorrenza organizzatore di mostre sul piano provinciale, e anche il ramo materno della famiglia ha sempre coltivato la pratica del disegno.
Pur partendo da questa importante eredità, Dorinzi costruisce fin dagli studi accademici un linguaggio del tutto autonomo totalmente distaccato dal lato artistico paterno, orientato verso l'astrazione e la ricerca materica. Fondamentale è stato il confronto con colleghi artisti e docenti, in particolare Gianluca Murasecchi e Riccardo Ajossa, che hanno sostenuto e incoraggiato lo sviluppo della sua poetica personale.
Ispirazione e Linguaggio
La ricerca di Benedetta Dorinzi si concentra sulla relazione tra gesto, materia e introspezione. La tecnica del grattage deriva direttamente dall'incisione a punta secca, ma viene reinterpretata in chiave pittorica: il segno inciso non è più un semplice mezzo di riproduzione, ma diventa protagonista della composizione e dialoga con il colore e con la superficie dell'opera.
Le sue opere esplorano la dimensione emotiva dell'essere umano attraverso stratificazioni cromatiche, texture e incisioni che raccontano tensioni interiori, memoria e trasformazione. Il colore assume un ruolo narrativo e psicologico, e accompagna l'osservatore in un'esperienza contemplativa e profondamente personale.
Per Dorinzi ogni opera è un processo di introspezione: un dialogo tra esperienza personale, memoria familiare e sensibilità contemporanea, in cui anche l'inquietudine diventa parte essenziale della ricerca artistica.